Stiamo per aprire

Stiamo per aprire, dopo due anni di lavoro, due anni di sacrifici, sembra tutto così strano, quando succedono queste cose non te ne accorgi, non sei veramente presente e allora devi fermarti e dire: “questo momento lo ricorderò per il resto della vita”, poi devi fermarti di nuovo e ricordare: “un anno fa lavoravamo in casa, scomodi, (l’anno prima in una stanza virtuale su zoom) con la testa verso il futuro, questo futuro”.

Una volta ho letto che il tempo non è lineare ma simultaneo, passato e futuro non esistono, tutto ciò che sia mai accaduto sta accadendo in questo momento, tutto ciò che accadrà sta accadendo adesso, esiste solo il presente.

Beh da quando ho letto questa cosa provo a mettere a fuoco lucidamente quello che mi succede e la sua importanza e, in quanto parte di un ecosistema, mi sento in dovere di fermare anche gli altri e dire, ancora: “ma ci pensate a un anno fa?”.

Che cosa stiamo per aprire? 

Non è troppo importante, ma ve lo dico lo stesso, si chiama SpazioTra, è un hub, travestito da spazio di coworking e sede di laboratori, in realtà i laboratori sono per strada, perché non potevamo immaginarci un progetto che non si svolgesse in città, dove ci si sporca le mani, a Napoli.
Dico travestito perché la sua essenza è quella di essere centro di incontro per cervelli e cuori (e pance).
Un “fatto” in cui solo entrandoci ti ritrovi aggrovigliato in una rete (di relazioni), un posto da cui esci e ti senti più pieno di quando sei entrato, “mai più lo stesso” qualcuno direbbe.
Noi questa sensazione la conosciamo bene, per anni abbiamo frequentato il corso di Nuove Tecnologie dell’Arte, un laboratorio mobile di sperimentazione, in cui era quasi impossibile uscirne uguali una volta entrati, si pesava almeno qualche chilo in più ogni volta.

La frase con cui ci firmiamo: “Il futuro è nelle mani di chi condivide una visione” è una di quelle frasi che dice poco, niente di particolarmente definito, solo che le idee vanno condivise, che novitá, eppure sembra che lo spazio intorno a noi non ce lo permetta, le cittá non favoriscono interazioni, le panchine non sono messe in cerchio ma di fianco, le strade sono solo luoghi di passaggio e quindi, ne soffriamo.

Ora un po’ per combinazione un po’ per intenzione stiamo per aprire uno spazio, un “punto di raccolta” dove speriamo di accogliere chi è più diverso da noi, non è uno spazio che si attraversa gratuitamente, perché anche noi abbiamo dovuto sbattere la testa contro la realtà e capire (shock) che il mondo si muove con i soldi, ma, ripescando qualche ricordo dalle lezioni frontali di sociologia, mi viene in mente che i soldi non attribuiscono valore morale alle cose e non dovremmo sentirci in colpa se li chiediamo.

Intanto noi siamo soddisfatti, e vedere i primi amici che vengono a trovarci, ci fa venire gli occhi lucidi che con vergogna nascondiamo (qualcuno li nasconde ancora prima di farseli venire).

Ebbene non so se vi sorprenderà ma la soddisfazione non è per il traguardo in sé, per aver ottenuto un piccolo finanziamento, ma per il fatto che ancora una volta tuttə e tredici, insieme, senza perdere pezzi, siamo arrivatə, con più o meno difficoltà all’obiettivo più o meno comune.

Ci siamo chiusə per due anni e ora siamo apertə.