Non è mai colpa del portiere se fa una papera

28 Giugno 2021, ottavi di finale dell’Euro 2020, primo tempo. Il portiere Unai Simon, fa una papera. La partita inizia nel peggiore dei modi per la Spagna, che deve cercare subito di rimontare. Nonostante questo, riesce a ribaltare il risultato e passare i quarti.

Siamo convinti che quando si commette un errore questo sia sempre da attribuire all’intero organico: un’intera squadra si misura dalla forza di saper coesistere, non criticare e marcire dall’interno. Proprio per questo, come collettivo, ci stiamo allenando a non dare la colpa ad un singolo elemento, ma a ragionare sulla complessità degli avvenimenti, guardando a 360 gradi.

Spesso nei team, quando avviene un problema, la cosa più semplice da fare è lo scarico di colpa: “…è colpa del reparto grafico” che non è capace di fare quanto dovrebbe”.

Lo sappiamo, capita anche a noi, ed è qui che può nascere la parte marcia di un’intera struttura. Il team è esposto, può subire solo danni, danni che se non corretti nei tempi giusti distruggono irrimediabilmente l’intero gruppo.

La prima regola da imparare è che NON È MAI COLPA DEL REPARTO GRAFICO e quindi NON È MAI COLPA DEL SINGOLO INDIVIDUO: la responsabilità è sempre di tutto il team.

Nota bene, non è girare la frittata e perdere l’autocritica, quella fa parte della tua/nostra crescita, ma acquisire una nuova mentalità: io mi muovo in modo armonico e disarmonico in base al gruppo. Nella musica, ad esempio, tutte le note suonano assieme per creare una melodia e allo stesso tempo tutte le stesse stonano insieme.

La chiave è questa, la visione dell’insieme, e noi ne siamo fermamente convinti.

Ma cosa c'entra il portiere e la papera?!

Dare la colpa al portiere è l’errore più grande che possa fare una squadra, perché evita la responsabilità della vicenda, non si smussa, non migliora, ma cerca un alibi. Gli alibi non esistono: la colpa è di Simon come del centrocampista Pedri, che ha messo in difficoltà il proprio portiere con un retro passaggio da centrocampo, così come è dei difensori che non si sono proposti nel ricevere il passaggio di Pedri, e dell’allenatore che non ha saputo consigliare ai propri giocatori di mantenere il possesso palla.

Ogni caso è definito e singolare, ma spesso e volentieri avere una visione a 360 gradi significa questo, non vedere una stella ma un’intera costellazione.

Per il momento intravediamo la costellazione, ma puntiamo un giorno a vedere l’intero universo.

La conseguenza a chi osa!
Sempre!

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