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Disintegrati meets Elisabì

// Elisabì //

 Nel mondo dell’illustratrice 
più eclettica, viaggiatrice e curiosa che conosciamo

<< Posso dire che il mio rapporto con Napoli
è nato un pò per caso e un pò per motivi sentimentali
ed è un rapporto che alla base ha proprio l’amore >>

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parentesi

Elisa Bochicchio nata nel 1991, a Cattolica, comincia il suo percorso come illustratrice un paio di anni fa proprio a Napoli, iscrivendosi alla Scuola Comix. Elisa collabora con magazines online, fanzine e librerie o caffè culturali, scrive articoli inerenti all’illustrazione su blog dedicati, crea contenuti digitali e ha da poco aperto un suo shop online. Tra i protagonisti delle sue illustrazioni troviamo animali antropomorfi, amicizie improbabili e avventure che sogna di intraprendere. Adora vestirsi con la stessa palette dei suoi disegni, bere tè e fare lunghe camminate sulla spiaggia.

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Raccontaci del tuo rapporto
con Napoli

Io sono venuta a Napoli in viaggio, in vacanza con due mie amiche, in estate, mi ricordo ad Agosto – idee geniali insomma – e insieme abbiamo visto Napoli, Pompei e la Costiera Amalfitana e mi era piaciuta molto la città in generale. Tra l’altro prima di venire, lo devo dire, mi hanno fatto delle raccomandazioni come se stessi andando a Kabul “non ti portare questo, nascondi quello”. Io però non ho avuto alcun tipo di problema e in realtà è stata un’esperienza molto bella. Successivamente per vie traverse ci sono ritornata per motivi d’amore e questa è stata anche la ragione per cui ho scelto di fare la scuola qui. Posso dire quindi che il mio rapporto con Napoli è nato un pò per caso e un pò per motivi sentimentali ed è un rapporto che ha alla base proprio l’amore, un concetto che ho voluto rappresentare anche in quello che ho inserito nella box. Essendomi trasferita in periferia, la città l’ho vissuta sempre da pendolare e forse questa è la cosa che più mi dispiace però ne ho vissuto anche tutte le sue sfumature, sia positive che negative e posso dire che sia stata una formazione anche questa, fatta però di tanta pazienza.  

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Perché hai deciso di prendere parte al progetto tenimmoce street?

Quello che mi piace è il concetto di base; l’idea che questa box possa arrivare anche ad altre persone lontane o in generale il fatto di inviare qualcosa a qualcuno. Io poi sono molto legata al concetto dell’invio, mandare lettere, cartoline, regali ed è proprio da un paio di anni che grazie alla scoperta di un sito ho ripreso a farlo.

L’idea che questa scatola porti frammenti, ricordi per quella persona oppure sentimenti mi è sembrata una cosa meritevole e bella, perché credo sia importante essere anche fisicamente connessi a qualcun altro. Se pensiamo che ad oggi quasi tutte le nostre comunicazioni sono superveloci, audio, messaggio, 5 secondi, l’ha visualizzato, non l’ha visualizzato; è bello invece quando ti siedi e spendi del tempo specifico per una persona. In quel momento sei proprio tu a decidere di farlo ed è la stessa cosa quando realizzi la box: la prepari, scegli cosa inserire, scrivi l’indirizzo. Penso che ci sia una cura in tutte queste cose, che secondo me ad oggi non è così semplice trovare, per cui mi sembrava bello prendere parte a questo progetto proprio per questo motivo qua. Quello che si va a creare è un legame, un legame fisico proprio con gli oggetti, per cui secondo me una cosa del genere, soprattutto in un momento come questo, è un bel messaggio.

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prodotto box

Quanto è importante per te
la collaborazione?

Secondo me la collaborazione è fondamentale proprio nella vita di tutti giorni, nell’ecosistema dell’esistenza. Facendo l’illustratrice ho notato che c’è proprio la necessità di creare delle collaborazioni. Se qualcuno crea qualcosa e tu puoi farci delle illustrazioni, si crea una collaborazione oppure si può dare vita a qualcosa ex novo unendo le due realtà. Penso che questo aspetto è anche il bello di questo mestiere; la creazione di legami che abbiano anche la volontà di lanciare un messaggio e che si muovano attraverso dei valori condivisi. Io ad esempio non farei mai un illustrazione che dica viva l’omofobia, anzi il contrario e se riconosco una realtà che ha i miei stessi valori mi piace collaborarci. 

scippo
freccia

Quale parte di Elisabì ti piacerebbe che uscisse fuori con questo progetto?

Essendo una cartolina e quindi un oggetto che può essere inviato a qualcun altro, tenuto per sé o regalato posso dire che abbia già un messaggio che porta con sé, sia con l’illustrazione che con la citazione.

Quello che voglio far arrivare è proprio la necessità di inviare un sentimento a qualcun altro o comunque di creare un legame, perché alla fine sempre di quello si tratta. La voglia anche soltanto di dire ad una persona che le vuoi bene attraverso un gesto “piccolo” che però potrebbe rischiarare la sua giornata.

Mi piace quindi l’idea che questo messaggio positivo possa passare di mano in mano e che chi lo riceva, voglia poi condividerlo.

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Il motto di Elisabì

“Colorata, anche fuori dai bordi”, questo è il mio motto. Me lo hanno attribuito un pò di tempo fa e mi piace, per cui l’ho fatto mio.

Colorata fuori dai bordi principalmente perchè sono una persona super disorganizzata, quindi sicuramente non sono una persona che disegna o che colora dentro i bordi. Mi piace l’idea di potermi espandere ovunque io mi trovi, dove arrivo poggio cose e senza volere prendo spazio, per cui si, prendo spazio però anche un pò colorandolo, cioè rendendolo un pò più vivace e più felice, spero. 

Alle elementari andavo a scuola con sei astucci, non sto scherzando, avevo l’astuccio delle gomme, l’astuccio delle matite, l’astuccio dei pennarelli e il mio banchetto piccolo non mi bastava mai. Un giorno, sempre sull’onda del dover imprimere la mia personalità, ho anche indetto una lotta ai grembiuli. Ho iniziato a non metterlo più per protesta, all’inizio mi inventavo che l’avevo dimenticato a casa e in realtà  lo nascondevo nella parte di sotto dello zaino e i miei compagni dopo un pò hanno fatto lo stesso, per cui ad un certo punto siamo rimasti tutti senza grembiule. La quinta C della Repubblica di Cattolica era senza grembiule, evviva! Sono delle piccole vittorie.

cura

Una parola che dobbiamo sempre portare con noi e che può aiutare ad orientarci.

La parola che ho scelto è cura. Prendersi cura del pianeta, stare più attenti alle cose, grandi o piccole che siano, io stessa sto cercando di intraprendere un percorso sempre più zero waste ma ancora ce n’è di strada da fare. Penso sia importante portarci questo concetto, soprattutto ora, nel momento storico in cui stiamo vivendo. Prendersi cura del prossimo è molto importante perché se tu ti prendi cura degli altri, magari pian piano le cose migliorano esponenzialmente, si spera. Degli altri, inteso di tutti gli esseri viventi, che siano piante o che siano animali perché come diceva Gandhi, dal modo in cui tratti gli animali si capisce poi come tratti le persone della tua stessa specie. Questa empatia con gli altri esseri viventi, secondo me, porterà giovamento all’esistenza sul nostro povero pianeta che fino ad ora è stato stressato fin troppo.

Prendersi cura anche dei rapporti interpersonali, cioè averne maggior cura, forse proprio ora che ci siamo un pò tutti fermati, che non è tutto così super veloce come lo è stato fino ad un anno fa, ci può far rendere conto di quanti effetti collaterali ha avuto anche un certo tipo di economia lanciata solamente in un senso e che in un momento in cui viene a stopparsi porta una serie di effetti collaterali ai quali non avevamo nemmeno pensato.

Prendersi cura, quindi, di tutto ciò di cui ci si può prendere cura.

Lo immaginiamo,
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Tenimmoce Street

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