Il processo di sviluppo del manifesto non parte da zero, inizia con noi, con una serie di pensieri confusi, con quello che per ora sappiamo, parole che ci portiamo dietro da anni e che ora necessitano di nuove prospettive.
Cura, processo, immaginazione, trasmissione, sinergia, dinamicità, tante mani attaccano parole ad una parete sapendo che messe una in relazione all’altra acquisteranno maggiore senso o addirittura uno nuovo senso, e così è, i pensieri generano nuovi pensieri e le idee generano nuove idee.
Non è facile perché a volte siamo su rette di pensiero diverse, poi però arrivano dei concetti che ci animano, che ci appassionano e che fanno fluire discorsi come fiumi in piena. Le parole che abbiamo scelto hanno creato un rizoma, una rete che le collega tra loro, e tutte sono collegate allo spazio.
La parola spazio ci ha sempre affascinato per il suo potenziale, per la sua incredibile concretezza concettuale, lo spazio è un contenitore, ma è anche un catalizzatore, lo spazio produce possibilità e l’assenza di spazi che favoriscono la relazione e il generare parentele¹ è un problema.
«Gran parte di ciò che è interessante e prezioso nella vita urbana avviene proprio alle giunture, alle intersezioni o ai punti di incontro tra diversi stati dell’esistenza»² , come diremmo noi è negli spazi tra le cose che intercettiamo la magia, ma lo spazio che oggi ci offrono le città è sempre più smart, sempre più sfavorevole alle collaborazioni, i movimenti sono resi più semplici, privi di connessioni, chiusi agli imprevisti. Le vie della città offrono una quantità spropositata di bar, negozi e luoghi di consumo e non solo, anche spazi personali e sacri come la casa stanno diventando i nuovi luoghi di lavoro grazie alla opinabilmente fantastica rivoluzione dello smart working.
È doveroso quindi aprire una riflessione sul tema dello spazio, riflessione che abbiamo avviato già due anni fa e che ci ha portato ad aprire uno spazio di coworking, un posto permeato di connessioni, in cui si da valore agli interstizi, gli “spazi tra” e di cui i lavoratori, artisti e anime in cerca di connessioni, possono usufruire. Proprio l’esperienza come collettivo Disintegrati, ci ha insegnato che uno spazio può diventare un catalizzatore di possibilità e crescita se viene progettato con l’obiettivo di supportare la collaborazione. In un contesto in cui il lavoro occupa una parte significativa del nostro tempo, necessitiamo più che mai di spazi di valore che favoriscano la creatività, il benessere, la nascita di organizzazioni spontanee e la condivisione del tempo libero.
Solo attraverso una visione olistica che integra il concetto di spazio e tempo con quello di lavoro possiamo sperare di costruire un futuro lavorativo più giusto e consapevole, questo è il motivo per cui il nostro manifesto non parlerà solo di spazio in senso astratto, ma anche di come questi spazi (virtuali, sociali, fisici etc.) possano essere strutturati per facilitare un nuovo approccio al lavoro.
In questo viaggio, non siamo soli. Il nostro obiettivo è condividere la nostra esperienza con strumenti che ci appartengono e attraverso questa ispirare altri a unirsi a noi, a sperimentare, a collaborare e a costruire insieme.
“Il futuro è nelle mani di chi condivide una visione”.
¹Donna Haraway, nel suo libro “Chthulucene: Sopravvivere su un pianeta infetto”, propone di “generare parentele” estendendo il concetto di parentela oltre i legami di sangue, includendo relazioni significative con esseri umani, altre specie e l’ambiente, promuovendo interconnessione, cura e sostenibilità per affrontare le crisi globali.
Donna Haraway “Cthulucene, sopravvivere su un pianeta infetto”, Nero edizioni, 2023.
²Adam Greenfield, “Città Cyborg”. GOG edizioni, 2024.