ABBIAMO BISOGNO DI SPAZIO

disintegrati

Questo articolo non parlerà dei contenuti del nostro manifesto, in quanto è ancora un progetto in corso. Tuttavia, un concetto che sicuramente sarà al centro del nostro lavoro è il processo ed è proprio di quest’ultimo che vogliamo parlarvi.
La bolla in cui ci muoviamo è fatta di collaborazione quotidiana, da anni portiamo avanti (più assiduamente da quando abbiamo una sede fisica) la sperimentazione di un metodo di collaborazione orizzontale praticando dinamiche di gruppo all’interno dell’ambiente lavorativo.

Ci siamo inoltrati in questa fitta foresta professionale senza mappe né compendi, ci siamo visti circondati da grovigli di foglie e rami spinosi e adesso, più alle strette che mai, sentiamo il bisogno di affiancare agli anni di pratica dei nuovi concetti che rendano il nostro fare più solido.

È il momento, per noi, di autoprodurre e co-produrre uno strumento teorico che accompagni non solo noi, ma chi come noi si sente sopraffatto dalla crisi multidimensionale di questo tempo. Non pensiamo né vogliamo essere detentori di una verità, vogliamo fare ricerca, vogliamo pensare e scoprire e poi vogliamo dare una forma alle cose. Così durante il ritiro fatto ad Aprile è iniziato il lavoro su un manifesto, che ruota per ora intorno al concetto di spazio e che sarà un punto di partenza per una serie di strumenti e dispositivi che intendiamo progettare.
È il momento, per noi, di autoprodurre e co-produrre uno strumento teorico che accompagni non solo noi, ma chi come noi si sente sopraffatto dalla crisi multidimensionale di questo tempo.
Il processo di sviluppo del manifesto non parte da zero, inizia con noi, con una serie di pensieri confusi, con quello che per ora sappiamo, parole che ci portiamo dietro da anni e che ora necessitano di nuove prospettive. Cura, processo, immaginazione, trasmissione, sinergia, dinamicità, tante mani attaccano parole ad una parete sapendo che messe una in relazione all’altra acquisteranno maggiore senso o addirittura uno nuovo senso, e così è, i pensieri generano nuovi pensieri e le idee generano nuove idee. Non è facile perché a volte siamo su rette di pensiero diverse, poi però arrivano dei concetti che ci animano, che ci appassionano e che fanno fluire discorsi come fiumi in piena. Le parole che abbiamo scelto hanno creato un rizoma, una rete che le collega tra loro, e tutte sono collegate allo spazio.
La parola spazio ci ha sempre affascinato per il suo potenziale, per la sua incredibile concretezza concettuale, lo spazio è un contenitore, ma è anche un catalizzatore, lo spazio produce possibilità e l’assenza di spazi che favoriscono la relazione e il generare parentele¹ è un problema.

«Gran parte di ciò che è interessante e prezioso nella vita urbana avviene proprio alle giunture, alle intersezioni o ai punti di incontro tra diversi stati dell’esistenza»² , come diremmo noi è negli spazi tra le cose che intercettiamo la magia, ma lo spazio che oggi ci offrono le città è sempre più smart, sempre più sfavorevole alle collaborazioni, i movimenti sono resi più semplici, privi di connessioni, chiusi agli imprevisti. Le vie della città offrono una quantità spropositata di bar, negozi e luoghi di consumo e non solo, anche spazi personali e sacri come la casa stanno diventando i nuovi luoghi di lavoro grazie alla opinabilmente fantastica rivoluzione dello smart working.

È doveroso quindi aprire una riflessione sul tema dello spazio, riflessione che abbiamo avviato già due anni fa e che ci ha portato ad aprire uno spazio di coworking, un posto permeato di connessioni, in cui si da valore agli interstizi, gli “spazi tra” e di cui i lavoratori, artisti e anime in cerca di connessioni, possono usufruire. Proprio l’esperienza come collettivo Disintegrati, ci ha insegnato che uno spazio può diventare un catalizzatore di possibilità e crescita se viene progettato con l’obiettivo di supportare la collaborazione. In un contesto in cui il lavoro occupa una parte significativa del nostro tempo, necessitiamo più che mai di spazi di valore che favoriscano la creatività, il benessere, la nascita di organizzazioni spontanee e la condivisione del tempo libero.

Solo attraverso una visione olistica che integra il concetto di spazio e tempo con quello di lavoro possiamo sperare di costruire un futuro lavorativo più giusto e consapevole, questo è il motivo per cui il nostro manifesto non parlerà solo di spazio in senso astratto, ma anche di come questi spazi (virtuali, sociali, fisici etc.) possano essere strutturati per facilitare un nuovo approccio al lavoro. In questo viaggio, non siamo soli. Il nostro obiettivo è condividere la nostra esperienza con strumenti che ci appartengono e attraverso questa ispirare altri a unirsi a noi, a sperimentare, a collaborare e a costruire insieme. “Il futuro è nelle mani di chi condivide una visione”.
¹Donna Haraway, nel suo libro “Chthulucene: Sopravvivere su un pianeta infetto”, propone di “generare parentele” estendendo il concetto di parentela oltre i legami di sangue, includendo relazioni significative con esseri umani, altre specie e l’ambiente, promuovendo interconnessione, cura e sostenibilità per affrontare le crisi globali. Donna Haraway “Cthulucene, sopravvivere su un pianeta infetto”, Nero edizioni, 2023. ²Adam Greenfield, “Città Cyborg”. GOG edizioni, 2024.

ABBIAMO BISOGNO DI SPAZIO

Unici e inimitabili

Dobbiamo restare lucidi

Napoli Stratosferica, un contenitore di visioni.